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Colla a caldo da falegname - Garavella

sabato 27 novembre 2010


La colla a caldo da falegname, chiamata colla Garavella o colla animale viene venduta sotto forma di piccole sfere di color ambra ed è ottenuta tramite ebollizione delle parti animali, degli scarti, non utilizzate per scopo alimentare.

Dopo aver lasciato le perle in acqua per qualche ora permettendo così che si ammorbidiscano si fanno sciogliere a bagnomaria.

Fondamentale è l’utilizzo del bagnomaria che permette di mantenerla sempre calda mentre viene stesa a pennello, la consistenza e quindi la vischiosità, è altro fattore importante, non deve essere ne troppo liquida e ne troppo densa.

La colla da falegname va utilizzata celermente perché il suo potere adesivo inizia con il raffreddamento e anche se sarà completamente asciutta dopo un paio di giorni, l’incollaggio deve essere rapido ed immediatamente supportato da morse.

E’ meglio quindi provare i pezzi da incollare preventivamente a secco e quando si avranno a portata di mano tutti gli attrezzi necessari ( morse, blocchetti, spugnetta inumidita per le colate etc.etc.) procedere con l’incollaggio vero e proprio

Trattamento antitarlo e disinfestazione nei mobili antichi e oggetti lignei da collezione.


Prima d’intraprendere un trattamento di disinfestazione antitarlo nei mobili antichi è bene conoscere un paio di circostanze:

I fori che vediamo nel nostro mobile o nel nostro oggetto si possono distinguere in due categorie ovvero: fori attivi e fori passivi.

In breve, il primo è dove tuttora dimora attivamente, il secondo invece è un foro non più recente di un tarlo che ormai ha abbandonato il legno, di cui si ciba, concludendo il proprio percorso biologico trasformandosi in farfalla e che svolazzando,magari su un altro mobile... abbia lasciato la propria tana.

Il tarlo più comunemente diffuso e conosciuto è l' Anobium Punctatum anche se esistono altre specie come il Lyctus Brunneus il Xetobium Rufovillosum o anche il Hylotrupes Bajulus.

Tarlo del legno - Fori Attivi

Si riconoscono dai bordi regolari, dal colore sicuramente più chiaro e ovviamente, ma non sempre, dato che dipende da dove sono situati, dalla presenza di polvere di legno.

Se il tarlo è solamente uno o due si può intervenire semplicemente iniettando con siringa e ago un apposito prodotto antitarlo (consigliati quelli inodore), possibilmente lavorando in modo orizzontale ma con il foro e la relativa galleria perpendicolare di modo che questa posizione ne favorisca la caduta. Cercate di entrare in profondità con l’ago e spruzzate dolcemente sino a quando la galleria sarà satura, inevitabilmente ci sarà una leggerissima tracimazione del liquido che dovrete evitare tamponando, in modo contemporaneo all’iniezione, con uno straccetto. Ripetete l’operazione tre o quattro volte a brevi intervalli dopo di che chiudete immediatamente i fori come descritto nella parte precedente.

Se i tarli dovessero essere diversi e attivi l’operazione si complica. Sottolineo il fatto che stiamo parlando di mobili in fase di restauro e quindi non ancora lucidati e finiti. Consideriamo che un gran numero dei prodotti in commercio, se dati sul mobile finito e già lucidato potrebbero rovinare irrimediabilmente la patina.

Trattamento Antitarlo - Fori Passivi

Si riconoscono dai loro bordi irregolari e dal colore più scuro rispetto ai fori attivi. Un trattamento antitarlo in questa situazione non sempre è necessario, ma potrebbe comunque servire dato che le gallerie interessate da questi fori potrebbero fungere da nido e contenere nuove larve .

Considerando che stiamo intervenendo su di un mobile in fase di restauro e quindi ancora da lucidare interventi con stucchi sintetici vari sono poco consigliabili perché i loro componenti potrebbero macchiare il legno con le relative conseguenze. L’intervento con il Gesso di Bologna è sicuramente la soluzione migliore ,anche se deve essere fatta ad opera di mani sapienti soprattutto per raggiungere la tonalità desiderata.

La soluzione più semplice è armarvi di pazienza, comprando quei bastoncini di cera solida nella tonalità più adatta al vostro mobile, (considerando che cambierà con la nuova lucidatura) tagliarne dei piccoli pezzetti che terrete nel pugno della mano sinistra che per effetto del calore corporeo si ammorbidiranno, contemporaneamente con la mano destra farete dei piccoli bastoncini del diametro dei fori e pazientemente procederete alla chiusura.

Trattamento eliminazione tarli nei mobili antichi.

Quindi attenzione se dovrete intervenire su un mobile già finito: è importantissimo che l’antitarlo che userete sia appositamente studiato per non ledere la patina non correndo il rischio che il prodotto macchi il legno e che ne aggredisca irrimediabilmente la finitura. In ogni caso, anche se il prodotto fosse esplicitamente dichiarato per questo scopo, fate una prova su una piccola parte poco in vista e valutatene l’effetto dopo qualche giorno, guardando la parte trattata in diverse situazioni luminose ( luce naturale, artificiale, controluce). Il passo successivo è quello di portare il mobile in un ambiente arieggiato, lontano da bambini, alimenti, bevande e animali domestici e soprattutto NON IN CASA e lontano dal posto in cui viviamo. Il trattamento vero e proprio sarebbe meglio eseguirlo all’aria aperta con tanto di guanti e mascherina. Ricordiamoci che stiamo usando del veleno e quindi di leggere attentamente le indicazioni del produttore indicate sulla confezione.

Diamo ora l’antitarlo in modo abbondante con un pennello largo e piatto, se la superficie è liscia, lavorando sempre orizzontalmente ( quindi girando e, se necessario, capovolgendo il nostro mobile) per favorire la caduta del prodotto nelle gallerie. Una volta terminata questa operazione sarà necessario costruire una camera a gas, magari avendo steso precedentemente un grosso telo di plastica con il quale avvolgeremo tutto il mobile o la parte interessata, è importante che non ci sia contatto con l’esterno, quindi sigillate bene magari con delle mollette o del nastro di carta adesiva da carrozziere. Una volta finito tutto il lavoro lasciamolo sigillato in questo modo come minimo 20 giorni e anche più se possiamo, trascorso questo tempo leviamo l’involucro che abbiamo creato in precedenza e lasciamolo arieggiare per qualche giorno prima di riportarlo in casa. Il periodo migliore per eseguire il trattamento è la primavera o in alternativa l’autunno. Se il mobile o l'oggetto è di particolare pregio consiglio vivamente di rivolgersi a restauratori di provata esperienza o a ditte specializzate le quali sono attrezzate per effettuare trattamenti con autoclave in sottovuoto o addirittura in loco.

Corso di Restauro


L'oraganizzazione di un laboratorio
La sede di un laboratorio deve essere confortevole e quanto più spaziosa possibile, non pensiate di avere spazio a sufficienza, prima o poi vi accorgerete che non è vero.

L'ideale sarebbe avere due o tre locali separati, per la falegnameria, la rifinitura e il magazzino. L'umidità e il freddo possono creare non pochi problemi, assolutamente da evitare, soprattutto l'umidità delle cui conseguenze parleremo in seguito. La luminosità è un'altra caratteristica da considerare, la luce artificiale, soprattutto quella prodotta dalle lampade al neon, cambia tonalità al colore del mobile, attenuando la componente rossa del colore e quindi rendendolo meno piacevole, le lampade ad incandescenza al contrario esaltano il colore rendendolo molto più caldo e piacevole.

L'organizzazione dello spazio, è logicamente personalizzata alle caratteristiche della sede che si ha a disposizione, anche in un locale unico cercate di tenere separata la zona della falegnameria da quella per la rifinitura. Se avete macchine utensili non sacrificatele mai in zone anguste, tenendo conto della possibilità di lavorare pezzi di grandi dimensioni.

L’attrezzatura in dotazione ad un laboratorio di restauro è composta dai più comuni attrezzi per la lavorazione del legno (martello, pialla, sega, ecc.) e da altri utensili meno comuni e conosciuti, ormai caduti in disuso, che comunque sarebbe bene non farsi mancare. Le pialle. Uno degli strumenti più utilizzati in laboratorio, oltre alla pialla classica ci sono: la sponderuola, che è una pialla senza coste laterali, esiste di varie larghezze, la pialla per modanature, conosciuta anche con il nome di bastone, ha la lama sagomata in una moltitudine di forme, serve per fare cornici di tutti i tipi, il tipo di bastone più usato e quello a profilo tondo
Le operazioni di pulizia (o sverniciatura) sono quelle che richiedono una particolare attenzione nella scelta d’intervento. Infatti in questa fase un errore di valutazione può causare dei danni che sono in un certo modo irreversibili. Tenete sempre conto della patina del mobile, quella colorazione che il legno acquisisce nel tempo, va considerata sacra, ogni intervento di pulizia la deve sempre salvaguardare. Evitate interventi drastici (quali soda caustica) , in alcuni casi e necessario solo spolverare l’oggetto, non è indispensabile sverniciarlo. Analizzando il tipo di verniciatura che ricopre l’oggetto si determinerà il prodotto migliore per eseguire la pulizia. Eseguite sempre un test del prodotto scelto in un’angolo nascosto del mobile, questo farà in modo che, se il prodotto è errato, o non funziona a dovere, limiterete i danni. La finitura del mobile tiene conto innanzi tutto di quella che era o dovrebbe essere stata la finitura originale, va ripristinata e non va inventata (con l’uso di miracolosi prodotti, tutto in uno).Quando la finitura è ormai compromessa e si decide di eseguirla ex-novo si deve tener conto logicamente dell’epoca e dell’origine dell’oggetto (la gommalacca prima del XVIII Sec. non era di dominio pubblico) deducendo così quale sarà stata la finitura originale.

Finiti i lavori di falegnameria, possiamo iniziare a pulire il mobile. Può sembrare banale indicarlo ma la prima operazione consiste nell'aspirare tutto il mobile sia internamente che esternamente. E' di aiuto anche l'uso dell'aria compressa per eliminare gli accumuli di polvere dalle zone inaccessibili all'aspiratore.

Restauro Sedie 1800

sabato 17 aprile 2010

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